sabato 20 ottobre 2012

EGON SCHIELE


EGON SCHIELE

"l'arte non può essere moderna, l'arte moderna appartiene all'eternità"

Egon Schiele nacque nel 1890 a Tulln, in Austria. Figlio di un capostazione delle ferrovie dell'impero austro ungarico, a quindici anni restò orfano del padre che soffriva di disturbi mentali.
Nel 1906 si iscrisse all'Accademia di Belle Arti di Vienna e nel 1907 conobbe Gustav Klimt che lo stimolò nel miglioramento della tecnica del segno e del contorno e lo introdusse nel Wiener Werkstätte (Vienn
a Workshop), fondato nel 1903. Schiele, che considerò Klimt suo padre spirituale, si formò anche nell'ambito della pittura di Hodler e sviluppò, ben presto, uno stile del tutto personale. Nel 1909 lasciò l'Accademia di Vienna e fondò, con altri artisti, il Neukunstgruppe.

Nel 1912 fu accusato di aver sedotto una minorenne e, in seguito al ritrovamento di "disegni pornografici" nel suo appartamento, fu arrestato e detenuto per tre giorni. La dichiarata convivenza con la modella Wally Neuzil e i suoi dipinti e disegni di ragazze minorenni lo mantennero sempre ai margini dalla società tradizionale austriaca.
Grande rappresentante dell'espressionismo austriaco ed uno dei più brillanti disegnatori di tutti i tempi, Egon Schiele spinse fino a livelli drammatici l'erotismo moderato di Klimt, tanto che con Schiele, per la prima volta, entrò nella pittura la crudezza del sesso, fatta di nudi estremamente magri e sfiniti.

Vissuto gran parte della sua vita in miseria, nel 1918, sei mesi prima della morte, una grande retrospettiva, organizzata nell'ambito della Secessione Viennese, rivalutò la sua opera e l'originalità e l'incisività del suo segno, consacrandolo al successo.

Nell'autunno del 1918 la moglie, in stato di gravidanza, morì di febbre spagnola; tre giorni dopo, il 31 ottobre 1918, contagiato dalla stessa malattia, Egon Schiele si spense, a Vienna, a soli 28 anni.


Il segno primitivo e tormentato, le scelte cromatiche tetre, la deformazione e la tendenza alla semplificazione dei soggetti, la fisicità del corpo indagata in profondità come manifestazione delle pulsioni più intime, sono tutti tratti linguistici presenti nell’opera di Schiele. Un’esperienza artistica segnata da importanti vicende biografiche: la perdita del padre in giovane età, la vita sentimentale tormentata dalle relazioni con le giovanissime amanti, il carcere per l’accusa di abuso su minori, ma anche il significativo rapporto di sostegno e stima reciproca con Gustav Klimt.

La carne, i corpi che si deformano e si attorcigliano, la perversione di una realtà, il sesso è anche sporco...donne con un profondo disagio interiore e la dignità umana che cerca riparo nella sottile linea di una matita, di un destino nefasto, ma forse più di tutto cinico....











La carne, i corpi che si deformano e si attorcigliano, la perversione di una realtà, il sesso è anche sporco...donne con un profondo disagio interiore e la dignità umana che cerca riparo nella sottile linea di una matita, di un destino nefasto, ma forse più di tutto cinico....







CAPIRE L'ARTE CONTEMPORANEA



In continuazione si cerca una risposta alla “questione arte contemporanea”.Se da una parte l’ho sempre ammirata, dall'altra più studiavo più mi chiedevo cosa è lecito, e cosa, invece non lo è. È innegabile che nello scorso secolo l’arte sia profondamente cambiata, come è innegabile che a volte, in questi primi dieci anni di secolo sembri alla deriva. Perché? Perché troppo frammentata da sembrarmi vuota. Più studiavo il passato più non capivo quanto mi potesse piacere un arte che non riesce a definirsi.
La definizione è importante  l’uomo è di per se un essere che categorizza, ha bisogno di definire la sua mente e ciò che lo circonda.
Allora mi sono chiesta, l’arte è morta come dice Hegel? È cambiata come sostiene Benjamin? È incomprensibile alla gente come sostengono in molti?
Per dare una risposta poniamo agli antipodi, due artisti, che possono essere utilizzati come esempio: Michelangelo e Picasso. Siamo abituati a una concezione di arte che predilige l’opera rinascimentale, perché “rappresenta” meglio di molte altre la realtà che ci circonda, la più vicina, la più istantanea da capire. La prospettiva sembrava il livello massimo, il livello spremo di arrivo, la beltà assoluta raggiunta. Pensandoci però è un arte che, con una tecnica, rappresenta ciò che vede l’occhio umano, non ciò che è.  Picasso cercava di rappresentare tutto ciò che era, creando con Braque il Cubismo. È anche vero che Picasso crea una rivoluzione artistica, e questo vale anche per tutte le altre avanguardie, utilizzando la pittura o la scultura, rimanendo nei limiti del quadro, superando i confini della mente, ma sempre con tecniche artistiche tradizionali. Il cubismo crea un opera che non rappresenta, non è più importante il soggetto, può essere qualsiasi cosa, è importante la funzione, è il quadro in se arte, proprio perché è concepito per dare funzione non per rappresentare. Questa è un grande innovazione, anche se sempre attraverso la pittura. Il panorama artistico cambia con Duchamp, ciò che per molti fu vissuta come una beffa, per altri ha creato l’arte odierna. Una convinzione lecita se si pensa al ready-made. Un oggetto privato della sua funzione diventa un opera d’arte. Un oggetto senza più utilità è arte, perché dovrebbe essere considerato arte solo per il fatto che un artista dice è arte perché lo dico io? Quell'oggetto diventa un opera d’arte del momento in cui perde la sua utilità, e si innalza nel mondo del concetto e del pensiero.
E ora che ho messo le basi torniamo all'arte contemporanea. Essa si è tolta dall'obbligo della pittura e della scultura, questo ha determinato un senso di caos, può ed è fatta con diverse tecniche e materiali, chi può dire che è meglio o peggio dell’arte con pittura e cavalletto? Se un artista utilizza aceto e marmo per creare la sua opera e si scorda del cavalletto è forse destinato a essere considerato ridicolo, beffa, non arte? Non ha dovuto anche lui, come Michelangelo prima e Picasso poi, studiare l’opera, rappresentare una funzione, utilizzare un linguaggio ancora acerbo? Si.
Siamo in un epoca dove l’immagine è al primo posto, tutti sanno cosè la Monnalisa, tutti sanno cosa sono i fumetti, la tv, il cinema, un quadro in più e un quadro in meno, una fotografia in più e una in meno, non fa molta differenza. Prima delle avanguardie si utilizzava la pittura, ma cosa è mai la pittura?


 E' materia, la materia che permette all'artista di creare un opera d’arte, di trasportare il naturale in concetto. La pittura è materia, cosa cambia se un artista usa una materia o un’altra? Una tecnica diversa? Tanto è materia, tanto è tecnica diversa. È la materia che viene plasmata dall'artista a creare un opera, la materia può essere la pittura, il blu di Matisse, il bronzo, il marmo di Michelangelo, ma è materia, come lo è l'Urinatoio di Duchamp, o il poliestere o la materia plastica.
L’utilizzo di tecniche diverse era inconcepibile in precedenza, perché l’arte era vincolato da canoni e regole accademiche.
Ma dacchè queste dogmi sono stati sciolti, è lecito dire che utilizzare materia o tecniche diverse non cambia il risultato funzionale del concetto artistico.
Poniamoci un attimo nei fantocci di Cattelan che fecero tanto scalpore, se l’artista avesse usato le tela o anzi il video avrebbe avuto lo stesso effetto? No , e perché la società in cui viviamo pone l’immagine in ogni sua più varia sfaccettatura. L’indignazione della gente quando hanno visto l’opera non può essere paragonata a chi nel medioevo vedeva per la prima volta un affresco con la crocefissione di Gesù? Lo sgomento non fu lo stesso?

Se si suppone che l’arte medievale, rinascimentale era comprensibile alle masse, era perché così
doveva essere, era giusto, era quello che la committenza voleva. Come si poteva insegnare ai fedeli se non si capivano gli affreschi che spiegavano il vangelo? Era un arte con dogmi ben fissati, con un obiettivo da raggiungere, dove gli artisti dovevano utilizzare un solo modo per far arrivare il loro pensiero, la loro tecnica, il loro modo di vedere la realtà del mondo. Ora invece, viviamo in un arte, che si può definire liberata e non morta, pronta a rilevare la sua funzione, senza dover per forza rappresentare.
Allora se possiamo utilizzare tutto quello che vogliamo, non ci sono più tecniche stabili, allora vale tutto, può essere fatta con tutto e ha ragione di essere perché è detta da chi l’ha creata.