mercoledì 31 dicembre 2014

TOP FIVE- i post più letti del 2014


Carissimi, siamo giunti ormai alla fine del 2014, bisogna quindi tirare le somme e per farlo ho deciso di fare una #outartlettopfive dei post che avete apprezzato di più:

1
Nicolò Tomaini

Batte tutti e si piazza alla prima posizione con 5222 visualizzazioni!
Vi lascio il link per andare a rivedere questo giovane artista




2
Party Market

L'articolo sull'evento è piaciuto molto! 3546 visualizzazioni. Speriamo organizzino altri eventi del genere! Bravi tutti...



3
COOL TOUR ARTE - La mia esperienza

L'articolo sul programma Rai5 raggiunge la terza posizione con 2978 visualizzazioni! Ancora grazie a tutti!



4
CIVICO8galleria

L'articolo sulla giovane gallerista Chiara Milesi ottiene 2799 visualizzazioni ottenendo il quarto posto. 




e al 5 posto

Rap in side, con molto sorpresa l'articolo sull'evento Rap calabrese, ha ottenuto 2593 visualizzazioni meritatissime!



Grazie a tutti che continuate a seguirmi e a credere in questo progetto! Buon anno! 


venerdì 26 dicembre 2014

Klein e Fontana al Museo del Novecento


Ci sono amicizie che nascono per caso, non badano all’età o alle differenze di vita, sono legami profondi tra persone che hanno le stesse affinità artistiche e che si rispettano. E’ questo il caso di Lucio Fontana e Yves Klein. Il museo del Novecento ha voluto indagare il loro rapporto attraverso una mostra intitolata Yves Klein Lucio Fontana. Milano Parigi 1957-1962.
  

L’esposizione si snoda eccezionalmente per tutta la coda Museo. Si tratta di un racconto messo in atto in modo sottile ed elegante, come lo erano anche i protagonisti. Un dialogo continuo, si vive anche una sorta di “attesa”, ma un’attesa pur sempre piacevole. Un metodo di allestimento interessante che cerca (riuscendoci) di unire il fenomeno block buster, attivatore di masse,con uno studio approfondito e curato. Ed ecco quindi che i due capisaldi del lavoro artistico di  Fontana e Klein diventano i temi predominanti di tutto il percorso: la luce e il blu klein. Questa scelta curatoriale si fa evidente nella sala centrale del Museo del Novecento. La stanza ospita il neon realizzato nel 1951 per la IX Triennale da Lucio Fontana, all’epoca fu posto sullo scalone del Palazzo dell’Arte, e sotto il Pigment pur, un’installazione di pigmento blu giotto realizzata da Klein nel 1957 per la mostra personale presso la galleria Colette Allendy di Parigi. 



Il dialogo sviluppato ha un impatto fortissimo, se anche non si è dei conoscitori della storia dell’arte, o non si frequentano assiduamente musei, si comprendono le vibrazioni che gli artisti volevano suscitare, l’energia pulsante che solo la vera arte sa dare.  Entrambi hanno sempre studiato il rapporto con lo spazio e con il vuoto. Il neon è leggero e luminoso, interagisce con lo spazio e come dice lo stesso autore 


"Il Concetto spaziale che illumina lo scalone d'onore alla IX Triennale di Milano non é un laccio, un arabesco, ne uno spaghetto é in barba ai critici [...] l'inizio di un espressione nuova". 

Il neon si fa quindi manifesto dell’arte di Fontana.

Lo stesso accade per il Pigment Pur, è un quadro ma senza l’oppressione di esserlo. Klien in questo caso si supera e rincorrendo il tema del vuoto lascia che le particelle di colore si liberino dal peso di essere miscelate, stese e fissate, c’è solo la purezza.



Ma come si sono conosciuti questi artisti? Bisogna premettere che Lucio Fontana era un sostenitore di tutta l’arte delle nuove generazioni, era solito andare a visitare una mostra di un nuovo gruppo e comperare sempre qualche opere. Lo stesso accadde con la prima personale di Yves Klien tenutasi nel gennaio del 1957 alla Galleria Apolinnaire di Milano, dove proposte i suoi lavori monocromi blu. Lucio diventerà uno dei suoi più importanti collezionisti. 



D’allora il rapporto tra i due si fa sempre più forte, a testimonianza di questo sono  sono documentati i contatti di Klein con galleristi e amici di Fontana come Guido Le Noci e Peppino Palazzoli e il progetto mai realizzato di un’“architecture de l’air” da presentare alla XII Triennale di Milano, nel 1960. Inoltre Fontana nel 1961 esporrà le Nature nella galleria parigina di Iris Clert. Anche dopo la prematura scomparsa di Klien, Fontana lo ricordò sempre con tanto affetto.


Le ricerche di questi artisti sono universi individuali ma paralleli, entrambi ricercavano la leggerezza nello spazio, volevano sconfinare dalla cornice del quadro, desideravano l’immateriale e l’intangibile. Capivano prima di molti altri i cambiamenti della loro epoca, guardavano allo spazio come ad una tela. Per farlo utilizzavano nuovi materiali e divertenti giochi. Erano e sono stati icone del novecento e probabilmente il loro lavoro non è stato ancora totalmente compreso. La loro non era solo una presa di posizioni ma era la visione di un  nuovo mondo artistico.




  


lunedì 22 dicembre 2014

Outartlet verso expo #1 Rebecca Rutten


Diciamocelo, ormai manca poco, a maggio 2015 
l'intero mondo si riunirà qui a Milano, sarà un evento spettacolare e senza precedenti, innovazione e tecnologia saranno le protagoniste. Ci sarà il boom di menti, studiosi e personalità importanti. 
Se non lo avete ancora fatto vi consiglio di andare a fare un giro sul sito Expo2015 per vedere tutti i padiglioni che stanno per essere completati. 
Forse sono così fiduciosa perchè dopo averlo tanto studiato vedrò un expo dal vivo, insomma, sono eccitata. E' proprio nei momenti di crisi come questo, soprattutto in Italia dove vige la depressione generale, che ci serve un qualcosa...e quel qualcosa è l'Expo!

Però per il mondo dell'arte il 2015 sarà un anno ricco di eventi. Oltre al Paglione dell'arte curato da Germano Celant, ci sarà anche la Biennale di Venezia. Per motivi di studio e lavoro sono legata ad entrambi gli eventi. Uno nel cuore di Milano, alla Triennale, l'altro a Venezia.
Mentre pensavo all'arte e al cibo, mi sono imbattuta in queste immagini dell'artista tedesca Rebecca Rütten, le ho trovate perfette per l'Expo.

 

Prima di tutto perchè le sue opere 

rispondono  dei requisiti necessari: 
  
sono comprensibile al pubblico, anche a 

quello meno esperto sul fronte artistico; 

sono di forte impatto  perchè utilizzano 

l'espediente del disorientamento, vi 

spiego meglio, si prenda un oggetto e lo si 

modifichi o di dimensioni (più grandi, più 

piccolo) o lo si cambi di ambiente.



In questo caso la Rutten utilizza 

l'espediente appena citato, inserisce lo 

street food, o anche il cibo da fast 

food in un contesto di nature morte

questo provoca un disorientamento nello 

spettatore abituato a non associare questi 

due oggetti insieme. Una pratica che 

nasce con De Chirico, ricordiamo tutte Le 

Muse Inquietanti, dove oggetti arcaici e 

classici vengono tolti da loro ambiente e 

posti in nuovi luoghi, un ribaltamento del 

classico che lo fa riscoprire e lo porta 

verso il misticismo, verso la metafisica. lo 

stesso, con intenti meno nobili, lo hanno 

realizzato gli artisti della scena pop, 

utilizzare oggetti comuni, il caso più forte 

la Brillo Box di Warhol, per creare 

sgomento. 


Usato poi da tutto, da quando l'arte per 

piacere deve fare spettacolo e spiazzare...

Quindi non mi dispiacerebbe avere la Rutten 

qua per l'Expo. Lo trovo divertente ma anche 

con un sottofondo, non tanto velato, di 

polemica. Cosa sono al giorno d'oggi le 

nature morte? Sono forse le foto delle 

colazioni pubblicate su instagram? Io 

credo di si...Il fast food ha sostituito il 

calice e la brocca? Se Caravaggio fosse 

vissuto ai giorni nostri come avrebbe 

realizzato il cesto di frutta?

Con queste suggestioni vi lascio e vi invito 

ad andare a vedere il lavoro di Rebecca 

Rutten. 


il sito dell'artista il link è: 








lunedì 24 novembre 2014

XXI Triennale di Milano


Dopo venti anni di assenza torna la Triennale. Un evento importante a livello internazionale, a presentarla una conferenza tenutasi alla Triennale di Milano il 15 novembre 2014 e presieduta da Claudio De Albertis, presidente della Triennale e con la partecipazione di alcuni membri del comitato scientifico: Andrea Branzi, Luisa Collina, Cino Zucchi e Kenya Hara.
Per cinque mesi, dal 2 Aprile al 12 Settembre 2016, il Palazzo dell’Arte diventerà il protagonista di una serie di eventi multidisciplinari, che per la prima volta dalla nascita della Triennale, coinvolgeranno tutta la città di Milano, raggiungendo Monza (sede della Prima Triennale).




Ma perché si sono scelte queste date? – spiega Claudio de Albertis –  Per due  motivi principali: mantenere un continuo con l’Expo 2015, evitando quel vuoto tipico della sua fine e cercare di trovare due date significative. Infatti l’inaugurazione della Triennale coinciderà con l’apertura del Salone del Mobile, e il termine con il Gran Premio di Monza. Un’edizione inedita che vuole ritrovare un legame con il passato, ma proiettato verso il futuro.

Un passo importante è stata la domanda al BIE che ha riconosciuto la Triennale come l’unico Expo d’architettura a livello internazionale. La XXI edizione intitolata “Design After Design” attrarrà le nazioni di tutto il mondo, inoltre, aprirà le porte anche a designer, scuole, studi e aziende  sia italiane che straniere. 


Il progetto sarà dislocato in diverse sedi, tutte pensate con un concept preciso affiancato da mostre, esposizioni, meeting, conferenze, performance, training e workshop. Un esempio sarà la Fabbrica del vapore che per l’occasione ospiterà giovani designer e creativi da tutto il mondo. La Triennale è sostenuta dal Ministero dei Beni Culturali, Ministero degli Esteri, Regione Lombardia, Provincia di Milano e dal Comune di Milano.
Vi lascio il link al sito...stay tuned!

http://www.21triennale.org/index.php/it/


domenica 16 novembre 2014

GRAVELLONA PAESE D'ARTE

Spazzacamini sui tetti - esempio di arte partecipativa

Prendete un paesino qualsiasi della Lomellina, vi troverete tanti comun denominatori quali le risaie, le cascine, i contadini...gente semplice, con ritmi totalmente diversi da quelli della città. 
Ora mettete tutte queste caratteristiche ma unitici una qualità molto rara in Italia: la passione per l'arte. Da una semplice successione di villette e una piazza anonima a Paese d'Arte, meta turistica piena di cultura. In un ventennio tutto questo è stato possibile, grazie ai cittadini, alle giunte che si sono succedute e al Sindaco Ratti. 



Quello che offre Gravellona Lomellina è una street art partecipativa, nuova e innovativa. Prima di tutto perchè non nasce da un impulso privato di pochi artisti o da giovani, insomma dal normale contesto urbano in cui solitamente fiorisce la street art. In questo caso l'impulso è dato direttamente dall'Istituzione. Non è un'arte volontaria ma controllata, una street art diretta da un direttore d'orchestra d'eccellenza. 
Il sindaco, in questo caso, diventa un curatore della città, come in una mostra o meglio in un museo, le strade e i vicoli diventano i muri e le case gli spazi dove appendere le opere, gli incroci e gli stop ospitano originali sculture meccaniche come i trattori porta fiori, le colonnine di protezione dei marcapiedi diventano carabinieri, poliziotti in divisa. Sui tetti delle case troviamo silhouette di spazzacamini, c'è pure la befana. 





Ma come è stato possibile tutto ciò? Con una visione, quella del Dr. Ratti. Quando l'ho incontrato ho capito che non era un sindaco comune, aveva passione e molta modestia. Per lui la città è come una casa e deve essere tenuta con cura per dare il meglio di se. Dice appunto : " Chi arriva nei paesi e città di pianura incontra e attraversa, il peggio architettonico delle periferie, prima di giungere al centro storico dove ci sono le bellezze. Quando si invita la gente a casa propria li si fa entrare dalla cucina o dal salone? Perchè dare il peggio di noi, tutta la città deve essere un gran salotto" Questa è stata la missione in questi anni e devo dire che ci è riuscito! Il suo motto è : "Se a una cosa ci tieni una maniera la trovi, se a una cosa non ci tieni una scusa la trovi" un proverbio africano dove ha vissuto.





Da dove nasce l'idea di puntare proprio sull'arte? Come nelle migliori storie è iniziata quasi per caso. In una riunione in una città vicina a Gravellona in cui aveva partecipato il dr. Ratti, un pittore milanese Luigi Regianini chiese ai presenti se non ci fosse un paesino in cui fare una mostra permanente di pittura murale. Il sindaco di allora Avvocato Palladini diede il consenso, il dr. Ratti curò i rapporti tra i proprietari delle case e i pittori, fu una collaborazione che durò due anni. Anche se i dipinti non superarono gli anni l'iniziativa fu il seme che maturò a poco a poco nell'amministrazione gravellonese.  Nel 1995 nacque un concorso d'arte contemporanea in concomitanza alla festa dell'arte. Si chiedeva di creare un'opera d'arte che sarebbe diventata poi un murales trasformandosi così in street art permanente, sotto un tema ben preciso. Il primo premio andò ad una ceramica di Giovanni Crippa, il secondo premio ex aequo andò al grande murales che campeggia sul muro del municipio, opera di tre artisti: Elio Bozzola, Umberto Cardano e Libero Greco. 
Il concorso è stato poi tolto per fare posto al grande successo della festa dell'arte che tutti gli anni, nelle prima due settimane di giugno riempe il paese, possiamo definirla un ibrido tra festa popolare e una galleria a cielo aperto, ma questo è ovvio se si pensa che "arte popolare" come la definisce il sindaco o arte partecipativa, definita da me ambisce proprio a questo, un'arte della comunità di tutti e per tutti e fatta da tutti. 


"Anche quando non si è ricchi si possono fare progetti grandi. Bisogna però avere: tenacia, pazienza, modestia, avere sogni grandi ma fare passi piccoli, non essere gelosi delle iniziative degli altri...saper rienventare le cose belle fatte da altri "  E' con queste parole che il sindaco spiega il successo di Gravellona. Come dargli torto, del resto a piccoli passi è riuscito anche a creare un parco meraviglioso " il Parco Tre Laghi" grande meta turistica. Lui e tutti i volontari sono stati impegnati per più di 10 anni per ottenere i permessi ma alla fine hanno vinto, basti pensare che nel 2012 il parco ha prodotto un primo reddito turistico e che questo nel 2014 è triplicato. 





Quando ho chiesto quali fossero gli obiettivi futuri ho ricevuto due risposte: Libro d'arte all'aperto e creare nuovi posti di lavoro tramite il turismo.
Per capire cose intende come "libro d'arte a cielo aperto" vi consiglio vivamente di farci un salto! Vi trovate a percorrere una strada normale poi entrare in un vicolo e BOOM siete colpiti da un museo a grandezza delle case. Si parte da arte dell'ottocento che ritraggono scene di vita rurale come Segantini per poi arrivare a Corcos e molti altri! Gravellona ha ridato vita ai vicoli in un modo del tutto originale, un museo a cielo aperto. 








E se poi dopo aver visitato la città dovete finire in bellezza il consiglio è di fare un percorso enogastronimico, una cena a Cà Di Ratt. 

Gravellona Lomellina in provincia di Pavia, a pochi km da Milano, il nuovo modello di Urban street art. 




































































































sabato 15 novembre 2014

Maschio Castello di Vigevano




Domenica contenta e felice, piena di aspettative sono andata a visitare la stanza (perchè di mostra non si può parlare) Ludovico e Beatrice realizzata da LeonardoEye un progetto creato dal Consorzio AST che si occupa dello sviluppo territoriale e culturale della città di Vigevano. Premetto che questa "installazione" è stata posta nella zona del Maschio del Castello che dopo decenni, anzi qualcosa di più, è tornato a nuova vita. L'emozione che si prova entrando( si abbraccia la storia, si respira il Rinascimento) è subito stroncata in modo brutale dal vuoto. Un vuoto che è un no sense, pannelli di un giallino evidenziatore accompagnano i visitatori nel percorso (vuoto) delle sale (vuote), i pannelli ritraggono immagini di Leonardo da Vinci (che novità), Ludovico e Beatrice. Che grande ingegno ad usare Leonardo come forza attrattiva, ma ci passo sopra. Quello a cui non passo sopra come è possibile che lo studio MIGLIORE + SERVETTO abbia aderito a uno scempio del genere! L'ultima sala in fondo è stata allestita con due pannelli led sui quali scorrono immagini ripetute a loop di opere d'arte del XVsecolo che ritraggono la corte ducale, Ludovico e Beatrice. In sottofondo sempre una musica ripetuta, penso mandolini, ma non ne sono certa, il tutto condito da vari discorsi, che più che frasi storiche sembravano pettegolezzi di bassa lega.

Ma i problemi non sono di certo finiti qui, la gente non veniva ne indirizzata, ne accompagnata, anzi si accalcava per cercare di vedere ma soprattutto capire qualcosa. Non è nemmeno colpa di  MIGLIORE + SERVETTO perchè con tutta probabilità il loro progetto è stato studiato in modo più omogeneo e con una visione completa di tutte le stanze, ma mostrata così non ha nessun senso, non è un'anteprima, non crea emozioni piacevoli, quali sgomento o fascino semmai fastidio e irritazione. Almeno il consorzio non ha fatto pagare, perchè se ci fosse stato anche il biglietto d'ingresso, sarebbe stata un azione criminale.

Ho visto visitatori che  invece di fotografare la ristrutturazione o l'installazione immortalavano il gigantesco e imbarazzante impianto di riscaldamento, nero, enorme e antiestetico. Spero che Leonardoeye provveda al più presto a risolvere questa indecente situazione. Spero che Expo 2015 o meno, Leonardo da Vinci o meno, Ast o meno, il Comune di Vigevano faccia qualcosa. Perchè? Perchè non solo la città ma tutti i cittadini meritano di vedere lo splendore del Maschio, meritano di non vergognarsi del loro patrimonio storico e culturale, meritano di essere felice di avere una cultura che prospera, che porta turismo e di conseguenza posti di lavoro, meritano un futuro dove anche chi è diversamente abile può visitare con DIGNITA' l'intero corpo del Maschio, meritano di poter andare dalla Piazza  Ducale direttamente al Castello senza girare mezzo centro storico e meritano di usufruire di bagni puliti e decorosi, .





mercoledì 15 ottobre 2014

PICASSO - Il colore inciso



Il 7 settembre sono stata al Castello di Bard 
in provincia di Aosta. 
E se anche il turismo enograstronomico mi attirasse, 
non sono andata per quello, 
ma bensì per vedere 
una mostra di uno 
dei capisaldi 
dell'arte del novecento 
Picasso. 
Ora, 
io con Picasso 
ho un rapporto particolare. 
E' stato grazie a lui che 
ho capito quanto fosse 
grande la mia passione 
per l'arte e 
soprattutto quello che volevo 
fare nella vita. 
Forse ve lo avevo già
 raccontato, 
mi trovavo in vacanza a Parigi, quando andai con una mia amica 
a visitare il museo di Picasso...scherzavamo 
e ci divertivamo 
come fanno due comuni 
adolescenti, 
avevamo appena attraversato 
la sala dedicata al cubismo, quando lo vidi, 
purtroppo non mi ricordo 
il titolo, 
era un nudo di donna, 
talmente passionale, 
vorace, 
i colori sgargianti 
e infuocati trasmettevano tutta l'avidità dell'artista. 
"L'arte non è mai casta" diceva Picasso...e aveva ragione!
Ogni volta che mi trovo, preciso, dal vivo, a vedere un'opera del grande artista, 
io provo la medesima cosa. 




In più questa volta si trattava principalmente di linografie, 
che non avevo mai avuto la possibilità di vedere. 
La mostra 
è stata realizzata al 
Castello di Bard, 
un polo museale che si può definire atipico. 
Prima di tutto 
non è in una grande metropoli, 
in secondo luogo, 
non è facile da raggiungere 
e terzo mai mi sarei aspettata 
di dover faticare tanto per arrivare a una mostra. 
Ma questo è stato anche un bene. perchè 
è quando si fa fatica a raggiungere un obiettivo 
che se ne apprezza il risultato finale. 
Il castello è situato sulla cima del monte di Bard ed è composto da vari livelli. 
Per arrivarci 
ho dovuto prendere 
due ascensori e quattro funivie, 
il tutto veramente ben fatto e tecnologico. 
Il giorno in cui sono andata 
io però la seconda funivia 
era guasta e 
così si è fatta una bella passeggiata. 
Tralasciando questo, 
arrivati in cima si ci sente già vittoriosi, 
portatori di chissà quale segreto. 
Lo scettro è il biglietto da visita, 
la vincita il poterlo ammirare. 





La mostra è stata divisa in microaree. 
Le donne, 
L'ispirazione ai grandi classici, 
Il toro, 
Il minotauro e i miti, 
le ceramiche, le locandine e le
fotografie. 
Curata da Markus Müller e 

Gabriele Accornero si 

propone come la più completa 

retrospettiva sulla produzione di 

linografie del maestro spagnolo 

mai realizzata in Europa, per 

ampiezza e alto valore 

qualitativo delle opere, in 

tutto oltre 140Pablo Picasso è 

l’artista che, nel XX secolo, ha 

portato l’arte della stampa su 

linoleum ai più alti livelli 

stilistici, eccellendovi 

insieme con Henri Matisse. Grande 

importanza è data al processo 

creativo che portava il genio 

spagnolo a creare i suoi 

capolavori con la tecnica 

dell’incisione

Un confronto interessante è dato 

dal dialogo con le ceramiche che 

in parallelo l’artista realizzava,

sapientemente accostate, nel 

percorso espositivo, alle opere 

grafiche. Pezzi di pregio, 

provenienti dal Museo della 

Ceramica di Vallauris e da 

collezioni private.Contestualizza 

l’esposizione la raccolta di 30 

immagini del fotografo di 

Picasso David Douglas Duncan e un 

filmato sul Maestro.

Il filo conduttore di tutto il 

percorso sono gli anni che 

vengono raccontati dai cinquanta 

ai sessanta. 

Erano i decenni in cui Picasso 

poteva cercare nuovi 

percorsi e rielaborare nuovi 

mondi.







Picasso ha lottato tutto la vita 

con l'arte ma ha sempre vinto 

lei, doveva fare quello che 

diceva. Si può riassumere tutto 

il suo lavoro in una parola: 

semplificare. 

Picasso doveva semplificare il 

tratto, il colore e lo stile. 

Disegnava come Raffaello ma 

cercava di dipingere come un 

bambino e lo faceva per scavare 

affondo e trovare la profondità 

dell'arte.  Ci riusciva sempre, a 

partire dal cubismo, per arrivare 

alla Guernica fino a raggiungere 

le ceramiche. Caso emblematico di 

tutto ciò è stato vedere un film-

documentario dove Picasso 

disegnava e ridisegnava sopra al 

primo disegno, cambiandone 

e facendone mille versioni 

diverse, mai una uguale all'altra,

instancabile per ore verso 

il raggiungimento della 

perfezione. Al che il regista 

rivolgendosi a lui disse "la cosa 

divertente è che la maggior parte 

della gente crederà che tu ci 

abbia messo 10 minuti a farlo" e 

Picasso rispose " da quanto siamo 

qui?" il regista "sei ore" e 

allora una persona comune si 

aspetterebbe una risposta a 

quell'affermazione ma invece lui 

semplicemente disse "datemi una 

tela più grande". 

E' questa ossessione per la 

semplificazione che non viene mai 

spiegata abbastanza, questa 

ripetitività del gesto, questa 

ricerca del perfetto, cosa che lo 

accomuna a molti, mi viene in 

mente Monet. Certo è che Claude 

era ossessionato dal soggetto e 

invece Pablo lo era dallo stile. 

Picasso è l'emblema dell'artista 

dedito alla causa dell'arte, non 

ci può fare niente, ma è proprio 

questa caratteristica che lo 

eleva al ruolo di genio. 







Temevo che fosse la solita Block 

buster e invece mi sono ricreduta 

perchè c'è stato un percorso con 

diversi prestatori di opere, c'è 

stata la volontà di poter 

lasciare lo spettatore libero di 

girare per le sale senza un 

percorso obbligatorio. 

Viene spiegata egregiamente la 

linografia e molte linografie 

ripercorrono temi importanti per 

l'artista, in più c'è un 

crescendo di bravura nel 

perfezionare la tecnica. Questa 

però è anche la mostra dei legami 

affettivi. Tra Picasso e il 

proprietario della stamperie, tra 

Picasso e il fotografo Ducan, tra 

Picasso e il suo amore 

Jacqueline, qua più sentito. 

Inedito ma non del tutto nelle 

celebre foto di Ducan che lo 

ritraggono nei momenti di vita 

giocosi o mentre è intento a 

catalogare le sue opere con la 

moglie.














Insomma una mostra da andare a 

vedere assolutamente, non ci sono 

parole per spiegarla, una mostra 

di nicchia ma di attente 

divulgazione. 

Fino al 26 ottobre al forte di 

Bard (Aosta).