mercoledì 15 ottobre 2014

PICASSO - Il colore inciso



Il 7 settembre sono stata al Castello di Bard 
in provincia di Aosta. 
E se anche il turismo enograstronomico mi attirasse, 
non sono andata per quello, 
ma bensì per vedere 
una mostra di uno 
dei capisaldi 
dell'arte del novecento 
Picasso. 
Ora, 
io con Picasso 
ho un rapporto particolare. 
E' stato grazie a lui che 
ho capito quanto fosse 
grande la mia passione 
per l'arte e 
soprattutto quello che volevo 
fare nella vita. 
Forse ve lo avevo già
 raccontato, 
mi trovavo in vacanza a Parigi, quando andai con una mia amica 
a visitare il museo di Picasso...scherzavamo 
e ci divertivamo 
come fanno due comuni 
adolescenti, 
avevamo appena attraversato 
la sala dedicata al cubismo, quando lo vidi, 
purtroppo non mi ricordo 
il titolo, 
era un nudo di donna, 
talmente passionale, 
vorace, 
i colori sgargianti 
e infuocati trasmettevano tutta l'avidità dell'artista. 
"L'arte non è mai casta" diceva Picasso...e aveva ragione!
Ogni volta che mi trovo, preciso, dal vivo, a vedere un'opera del grande artista, 
io provo la medesima cosa. 




In più questa volta si trattava principalmente di linografie, 
che non avevo mai avuto la possibilità di vedere. 
La mostra 
è stata realizzata al 
Castello di Bard, 
un polo museale che si può definire atipico. 
Prima di tutto 
non è in una grande metropoli, 
in secondo luogo, 
non è facile da raggiungere 
e terzo mai mi sarei aspettata 
di dover faticare tanto per arrivare a una mostra. 
Ma questo è stato anche un bene. perchè 
è quando si fa fatica a raggiungere un obiettivo 
che se ne apprezza il risultato finale. 
Il castello è situato sulla cima del monte di Bard ed è composto da vari livelli. 
Per arrivarci 
ho dovuto prendere 
due ascensori e quattro funivie, 
il tutto veramente ben fatto e tecnologico. 
Il giorno in cui sono andata 
io però la seconda funivia 
era guasta e 
così si è fatta una bella passeggiata. 
Tralasciando questo, 
arrivati in cima si ci sente già vittoriosi, 
portatori di chissà quale segreto. 
Lo scettro è il biglietto da visita, 
la vincita il poterlo ammirare. 





La mostra è stata divisa in microaree. 
Le donne, 
L'ispirazione ai grandi classici, 
Il toro, 
Il minotauro e i miti, 
le ceramiche, le locandine e le
fotografie. 
Curata da Markus Müller e 

Gabriele Accornero si 

propone come la più completa 

retrospettiva sulla produzione di 

linografie del maestro spagnolo 

mai realizzata in Europa, per 

ampiezza e alto valore 

qualitativo delle opere, in 

tutto oltre 140Pablo Picasso è 

l’artista che, nel XX secolo, ha 

portato l’arte della stampa su 

linoleum ai più alti livelli 

stilistici, eccellendovi 

insieme con Henri Matisse. Grande 

importanza è data al processo 

creativo che portava il genio 

spagnolo a creare i suoi 

capolavori con la tecnica 

dell’incisione

Un confronto interessante è dato 

dal dialogo con le ceramiche che 

in parallelo l’artista realizzava,

sapientemente accostate, nel 

percorso espositivo, alle opere 

grafiche. Pezzi di pregio, 

provenienti dal Museo della 

Ceramica di Vallauris e da 

collezioni private.Contestualizza 

l’esposizione la raccolta di 30 

immagini del fotografo di 

Picasso David Douglas Duncan e un 

filmato sul Maestro.

Il filo conduttore di tutto il 

percorso sono gli anni che 

vengono raccontati dai cinquanta 

ai sessanta. 

Erano i decenni in cui Picasso 

poteva cercare nuovi 

percorsi e rielaborare nuovi 

mondi.







Picasso ha lottato tutto la vita 

con l'arte ma ha sempre vinto 

lei, doveva fare quello che 

diceva. Si può riassumere tutto 

il suo lavoro in una parola: 

semplificare. 

Picasso doveva semplificare il 

tratto, il colore e lo stile. 

Disegnava come Raffaello ma 

cercava di dipingere come un 

bambino e lo faceva per scavare 

affondo e trovare la profondità 

dell'arte.  Ci riusciva sempre, a 

partire dal cubismo, per arrivare 

alla Guernica fino a raggiungere 

le ceramiche. Caso emblematico di 

tutto ciò è stato vedere un film-

documentario dove Picasso 

disegnava e ridisegnava sopra al 

primo disegno, cambiandone 

e facendone mille versioni 

diverse, mai una uguale all'altra,

instancabile per ore verso 

il raggiungimento della 

perfezione. Al che il regista 

rivolgendosi a lui disse "la cosa 

divertente è che la maggior parte 

della gente crederà che tu ci 

abbia messo 10 minuti a farlo" e 

Picasso rispose " da quanto siamo 

qui?" il regista "sei ore" e 

allora una persona comune si 

aspetterebbe una risposta a 

quell'affermazione ma invece lui 

semplicemente disse "datemi una 

tela più grande". 

E' questa ossessione per la 

semplificazione che non viene mai 

spiegata abbastanza, questa 

ripetitività del gesto, questa 

ricerca del perfetto, cosa che lo 

accomuna a molti, mi viene in 

mente Monet. Certo è che Claude 

era ossessionato dal soggetto e 

invece Pablo lo era dallo stile. 

Picasso è l'emblema dell'artista 

dedito alla causa dell'arte, non 

ci può fare niente, ma è proprio 

questa caratteristica che lo 

eleva al ruolo di genio. 







Temevo che fosse la solita Block 

buster e invece mi sono ricreduta 

perchè c'è stato un percorso con 

diversi prestatori di opere, c'è 

stata la volontà di poter 

lasciare lo spettatore libero di 

girare per le sale senza un 

percorso obbligatorio. 

Viene spiegata egregiamente la 

linografia e molte linografie 

ripercorrono temi importanti per 

l'artista, in più c'è un 

crescendo di bravura nel 

perfezionare la tecnica. Questa 

però è anche la mostra dei legami 

affettivi. Tra Picasso e il 

proprietario della stamperie, tra 

Picasso e il fotografo Ducan, tra 

Picasso e il suo amore 

Jacqueline, qua più sentito. 

Inedito ma non del tutto nelle 

celebre foto di Ducan che lo 

ritraggono nei momenti di vita 

giocosi o mentre è intento a 

catalogare le sue opere con la 

moglie.














Insomma una mostra da andare a 

vedere assolutamente, non ci sono 

parole per spiegarla, una mostra 

di nicchia ma di attente 

divulgazione. 

Fino al 26 ottobre al forte di 

Bard (Aosta).