sabato 30 maggio 2015

Michele Rinaldi

Eppure l'appuntamento era qua, chissà se è il posto giusto, mentre mi pongo queste domande un gentile signore mi da la conferma che è la casa dell'artista contemporaneo Michele Rinaldi.  Il suo linguaggio è universale e parla alle ansie e alle paure di ognuno di noi. Mi trovo qui per fargli un'intervista che ho voluto fortemente. Salgo le scale e vengo accolta da un mondo di sculture, gesso, libri e filosofia. Michele, artista contemporaneo, vive a Vigevano, lavora tra qua e Milano. 

Iniziamo subito con una domanda, da cosa nasce il tuo lavoro? 

Per me l'atto creativo deve essere un difficile e complesso equilibrio tra istintività e premeditazione . Nel senso che l'opera d'arte non può essere ne espressionismo astratto ne può essere solamente concettuale. Un'opera d'arte deve essere un qualcosa che incomincio a fare con in mente grossomodo un'idea, nel processo viene fuori qualcosa che non sapevo, anche su me stesso. La tautologia è extra artistica. Questa condizione, l'art pour l'art, aveva senso nell'ottocento, intesa come liberazione dalle vestigi passate, mentre oggi è diventato fare arte sull'arte stessa, un no-sense assoluto.

Beh effettivamente, siamo rimasti a una condizione artistica che spesso si rifà troppo a Duchamp per esempio...

Duchamp è incredibilmente un genio, ma ce ne è stato soltanto uno, lo stesso si può dire di Paolini che ammiro. Io rispetto tutti i linguaggi, giustifico storicamente tutto, anche il minimalismo che mi disturba molto. Per me l'arte non è un discorso logico, non è una questione evoluzionistica. Queste mie parole potranno anche farmi apparire come materialista ma per me il lavoro artistico deve avere un valore per te stesso e di conseguenza con chi riesce a comprendere il tuo gesto, chi riesce a rispecchiarsi nel tuo lavoro.

Velo di Maya


Certo, però si nota come nei tuoi lavori ci sia sempre una base tecnica, quanto è importante?

Molto, nei miei lavori c'è sempre tecnica perchè è un modo per auto-psicanalizzarsi e per esorcizzarsi. Grazie all'utilizzo della figura,  mi do un significante abbastanza importante per aiutare il mio processo di crescita.
Per esempio  Autoguarigione è da leggere partendo dal basso, qui è rappresentato un periodo duro e conflittuale della mia vita, l'opera prosegue verticalmente,  fino al raggiungimento della consapevolezza delle mie debolezze e dell'ambiente che mi circonda,  finchè una notte non mi alzo alle tre e dico "basta", ecco il perchè delle mani, poste in alto, basta farsi del male da soli. Io non vedo l'utilità nel fare arte se non in questo, è una terapia.

Autoguarigione


Una terapia per te ma potrebbe esserlo anche per chi guarda le tue opere...

Esatto, lo spettatore per empatia dovrebbe finire nel tuo stesso gesto e ritrovarcisi. Infatti una delle più belle opere d'arte è l'urlo di Much perchè tutti riescono a ritrovarsi in quell'urlo assordante.

Certo, scusa se ci ritorno ma bisogna ammettere che la tecnica nei tuoi lavori è innegabile, deriva forse dagli studi che hai fatti, che per me è un bene, vivendo in un mondo in cui gli artisti delegano le opere da fare ad altri...

Beh questa mi sembra proprio una cosa assurda, perchè un artista deve avere il contatto con l'opera che crea, deve"metterci le mani in mezzo", in modo che il suo inconscio posso comunicare con lui e se non lo farà sarà l'inconscio di un altro a farlo, ma visto che l'opera è sua ha bisogno per forza di questo contatto, disegnando, immergendo le mani nell'argilla. C'è bisogno di un ritorno, e forse è proprio la nostra generazione che si trova a combattere con la crisi, che sente l'esigenza di un ritorno, sia nelle mode, nelle tendenze, nei costumi che nell'arte. C'è una nuova consapevolezza, chi più e chi meno, ma c'è. E' un'approccio più onesto alla vita.

La pensiamo uguale. Credo fermamente che l'arte anticipi i tempi...

Per me l'arte può essere profetica è come un sogno, può dirti quello che avverrà tra poco..

In quest'opera Oltre le apparenze viene usato lo specchio, perchè?
Per andare oltre a questo mondo, oltre all'apparenza. Tutto intorno a noi non esiste, l'unica cosa fondamentale è l'anima. Tutto il resto è fasullo, un luogo comune. Come il caso non esiste è tutto collegato.

Oltre le apparenze

Oltre le apparenze - particolare


Quando però è diventata fondamentale nella tua produzione la ripetizione continua di volti e mani?

E' stato un momento molto significativo, è iniziata con la scultura bianca, era un periodo di malessere, che mi ha fatto raggiungere la consapevolezza, portandomi a questo pensiero...

Si, un punto di svolta totale

Esatto perchè prima ero ancora in un altro piano, poi ho capito, beh tra un po evolverò ancora. Tutto questo è iniziato dopo il liceo, nel periodo nell'accademia, nell'ultimo anno dei beni culturali a Pavia. L'arte ti permette di dire quello che pensi veramente, solo che l'ispirazione vera e propria non concepisce i tempi tempi materiali, non le importa che devi vivere, mangiare, insomma ha tempi suoi, l'ispirazione se ha voglia maturerà quando avrai ottanta anni. Essa viaggia nel mondo in cui non c'è tempo e non c'è materia, nell'iperuranio. Io diffido di chi fa l'artista a comando, o sei un genio e ce ne sono stati pochi, oppure non c'è soluzione. 

Incubo

Senza Titolo


Molti artisti contemporanei utilizzano forme geometriche, lineari come immagine primitiva e archetipo riconoscibile da tutti gli uomini, qual'è per te la forma più significativa?



Secondo me la forma per eccellenza è quella del corpo, è l'unica in cui ci si riconosce, il corpo è l'elemento fenomenologico per eccellenza, per la mia arte è imprescindibile l'utilizzo di esso. 




Io ti ringrazio per questa conversazione.


Grazie a te...




Nosce te ipsum - particolare


Autoguarigione - particolare









lunedì 18 maggio 2015

Potevo farlo anch'io!

Questo articolo nasce da una delle domande che mi viene fatta più di frequentemente dalle persone che incontro: "Cosa vuol dire? Questa non è arte! Potevo farlo anche io" oppure " io non ci capisco nulla", o ancora "a me piace l'arte antica questa roba non la considero". Insomma sempre e comunque mi sento la difensora dell'arte contemporanea, armata di elmo e scudo, che in questo caso sono la spiegazione e i diversi punti di vista, cerco di spiegare il perchè l'arte è cambiata, che un Picasso ha lo stesso valore un bel quadro rinascimentale. Non è sempre facile! Parlo con persone che si scandalizzano davanti alla "Fontana" di Duchamp (secondo me lui ne andrebbe fiero), come faccio a spiegare che ormai c'è molto di peggio?

Maurizio Cattelan 

Ho pensato di rispondere a tutti con un brano tratto dal libro "Potevo farlo anch'io" di Francesco Bonami, critico d'arte e curatore a livello internazionale. Spero che, alla fine di questa lettura, almeno uno di voi ci penserà su e comprenderà che l'arte è lo specchio della nostra società.


Jeff Koons

Quante volte davanti a un'opera d'arte avete pensato e spesso esclamato ad alta voce "Potevo farlo anche io!" Ma basta essere capaci di realizzare ciò che ha fatto un artista per essere artisti a nostra volta, o perchè l'artista diventi come noi un buono a nulla? Fino all'inizio del Novecento forse si. Un tempo la tecnica, il mestiere contavano spesso più delle idee. Una scultura di Canova non l'avremmo saputa certo fare ne io ne voi. Trovandoci però, in un museo, davanti a una scatoletta, tipo carne in scatola, con scritto sopra "merda d'artista", improvvisamente ci ritroviamo in preda al panico, anche se travestito da rabbia ed esclamiamo :" Mi prendete forse per i fondelli? ". Non fa mai piacere essere presi in giro, in particolare da chi, con questo sistema, ha fatto più soldi di noi. Ma cosa troviamo veramente insopportabile? Il fatto che pure noi avremmo potuto esporre in un museo le nostre feci, l'idea scandalosa che quelle di un'altro possono essere considerate arte, o magari la rabbia di non essere riusciti ad arricchirci pensando per primi a una trovata del genere?

Piero Manzoni


Un po tutte e tre le cose. Ma oggi nell'ambito dell'arte, della moda, della pubblicità e dell'architettura, non è più così essenziale saper fare qualcosa. Esistono persone che di mestiere realizzano in modo egregio quello che gli altri pensano ma non sanno fare. 
L'importante è pensare.
Marcel Duchamp, il padre di tutte quelle che molti continuano a considerare imposture, credeva fermamente che l'arte è quello che noi immaginiamo sia arte. La sua prima grande provocazione, nel 1917, fu di presentare in una galleria un orinatoio capovolto, intitolato Fontana, e firmandolo con lo pseudonimo R. Mutt. Fu divorato vivo, ma innescò una rivoluzione. Il pisciatoio di ceramica bianco era veramente arte? Forse no. Artistica, geniale, liberatoria, sovversiva, fu l'idea, e questo basterebbe, e bastò, a farlo diventare arte. 


Marcel Duchamp


Prendiamo il taglio o il buco sulla tela di Lucio Fontana: una trovata, un semplice gesto, o un capolavoro? Un capolavoro.
Perchè l'opera d'arte non è solamente fatica, lavoro, studio, ma anche follia, visione, azione, vuoto, nulla, scherzo, tutte cose che, come quelle faticose, difficili e noiose, fanno parte, a pieno diritto, della vita. 
E la vera arte parla sempre della vita. 

Lucio Fontana


L'idea che sia arte sono ciò che  difficile da realizzare è come affermare che bere un bicchiere d'acqua è una cosa banale. L'arte contemporanea è uno strumento per indurci a riflettere sul nostro presente, e un pò sul nostro futuro. E' uno strumento a comprendere che il solo fare non basta.....tutto questo non è arte! Siamo liberi di urlarlo, ma ne siamo certi? In un mondo che può trasformare un involtino con le foglie di timo, marinato per sette giorni, in un capolavoro della culinaria, facendolo poi pagare profumatamente, possiamo lamentarci di artisti che considerino arte la voce, il cibo, i gesti, il tempo? In una società che considera geniali dei programmi televisivi i cui protagonisti hanno un quoziente d'intelligenza più basso di un bruco, possiamo adirarci e esiste qualcuno capace di trasformare la banalità in arte? 

Damien Hirst

Con queste parole di Bonami, spero sia stato più comprensibile, che è l'ottica di vedere le cose, che cambia come noi ci apportiamo ad esse. Se pensassimo alla nostra società non ci stupiremmo di come l'arte contemporanea sia rappresentazione e anticipazione del nostro mondo. Forse se abitassimo in un mondo dove la facilitazione di vedere immagini non fosse così alta e insistente, potremmo ancora stupirci di fronte a un quadro bene eseguito, però, purtroppo o per fortuna, abbiamo perse quell'innocenza dello sguardo che lo permetteva. L'emozione però, quel "fattore X" che fa di un'opera d'arte, una cosa unica e preziosa no, quello non possiamo perderlo, perchè è l'arte è e sarà sempre il motore del mondo. 

Maurizio Cattelan

sabato 16 maggio 2015

E' TIGER-MANIA: gli oggetti di tendenza ora sono low cost

Ok, ormai è un fissa, e questo post parla di tendenza, di home disegn, ma dovevo farlo! Il mondo che mi si è aperto è fatto di oggetti utili, a volte introvabili, di design (anche se su larga scala), totalmente alla moda, anzi forse "prima sul pezzo". Di chi sto parlando, o meglio di cosa? Di Tiger. Una catena di negozio che ha un'oggettistica pazzesca. Glamour, tendenza, divertimento a prezzi assolutamente bassi, insomma low cost.



Tiger è praticamente l'emblema della vita che stiamo vivendo, dei giovani che con pochi soldi sono alla moda e pratici, insomma rispecchia il nuovo modo di vivere. E' il risultato della crisi, e del "modo di arrangiarsi" che ha apportato anche a migliorie come questa. 
Non bisogna spendere per essere chic. 
Tiger è hipster, originale....

On line trovate tutte le news


Vi lascio ad alcune "chicche"

Alzatina 4€

candeline per torta compleanno 3€

decorazioni torta 3€

biglietto di auguri 0,50€

posate, piatti monouso stile argento 2€

spugnetta da cucina 2€

piatti 3€

venerdì 8 maggio 2015

Gregorio Botta. Un'altra ultima cena

E' lecito scrivere di mostre che si organizzano? Me lo sono chiesta molto in questo ultimo mese. La risposta è che non lo so. Insomma sono una blogger, non dovrei pubblicizzare miei eventi. 
Poi però ci ho pensato e voglio condividere con voi questa bella esperienza, come avevo fatto con Rai5. Io e i miei colleghi, che stimo tantissimo, ci lavoriamo da ottobre, in collaborazione con la Triennale di Milano e l'università IULM. Il progetto è a cura di Vincenzo Trione, (si proprio lui, il curatore del padiglione Italia alla Biennale di Venezia).  
La mostra sarà presso la Triennale di Milano, una location molto prestigiosa che ospita il padiglione dell'arte per Expo2015.  Il tema è l'Ultima Cena, non una qualsiasi, ma una milanese, una delle più famose ultime cene al mondo: Il Cenacolo Vinciano. La domanda è: un artista contemporaneo come si confronta con una tematica del genere, così religiosa e sacra? 

Abbiamo chiesto questo sforzo a uno degli artisti più famosi in Italia e all'estero: Gregorio Botta. 



Personalmente Botta è stata una scoperta. Inavvertitamente è l'artista più sacro che io conosca. La sua è un'arte empatica, lascia dietro e intorno a se un'aurea mitica e sacra, ma non religiosa, si tratta di qualcosa di più profondo e arcaico, qualcosa che è dentro ognuno di noi. Botta parla alle masse e lo fa senza essere pop. 




Le sue installazioni creano cappelle votive arcaiche, primarie e laiche. Le sue opere sono totemiche, si impongono nello spazio senza fatica, con sicurezza. Quando si osservano i lavori di Botta, il tempo si ferma, va a rilento, e tutto, anche un impercettibile movimento, o la totale assenza di esso, diventano importanti, così importanti da far sentire il loro peso, da far sentire la voce del mondo. E' la voce degli elementi: aria, acqua, terra e fuoco rivendicano la supremazia senza urli o atti spettacolari. Ci troviamo di fronte a un silenzio rumoroso. 




I materiali prediletti sono basici e sottolineo, ancora una volta, archetipi. La cera è il suo materiale preferito, conosciuta durante l'accademia, è emblema del suo lavoro. La plasma, la ferisce, la sfrutta ma la rispetta sempre, non la turba, ne la mescola, la lascia pura, la lascia essenza. Gregorio ha cura e rispetto dei materiali con i qual si approccia, che siano ferro, fumo o addirittura parola.




Le parole, la poesia, i versi, per lui sono essenziali, generalmente li fa stagnare, incisi nella cera o nel piombo, a volte li proietta su materiali diversi. Da esse fuoriesce, molto spesso acqua, che scorre, quasi dando l'idea di una ferita che però sanifica. Come quando assistiamo alle proteste in silenzio, quando osserviamo solo lo sguardo fisso di una persona che però non parla, in noi scatta un sentimento contrario, quel silenzio diventa impossibile da sopportare, diventa un urlo. Il tutto è pero ridotto al minimo, è basic ed è per questo che riesce a mantenere una tale potenza. L'arte di Gregorio Botta può vantare il lusso dell'autenticità.




Gregorio Botta. Un'altra Ultima Cena.
Dal 13 al 23 Maggio. Ingresso Gratuito
Inaugurazione Mercoledì 13 Maggio 2015, ore 18.00