venerdì 31 luglio 2015

COME SAREBBERO LE PRINCIPESSE E I PRINCIPI DISNEY NELLA VITA REALE

Principe Eric - La sirenetta


Se vi siete mai chiesti come le principesse e i principi di Disney potrebbero essere nella vita reale, Jirka Väätäinen, un artista finlandese e designer a Melbourne, ha risposto a questa domanda  con la una serie di illustrazioni di vita reale Disney Principe. Davvero sorprendente! 
Chi segretamente non ha mai avuto una cotta per il Principe Filippo o chi non avrebbe voluto assomigliare a Belle? Ecco come potrebbero apparire nella vita reale. Väätäinen è rimasto fedele ai loro caratteri originali  anche se è riuscito ad assicurarsi una resa  totalmente realistica e credibile.
Il resto lo trovate sul suo sito http://jirkavinse.com/


Anna di Frozen

Aurora - La bella addormentata

Belle - La bella e la bestia

Cenerentola

Elsa di Frozen

Esmeralda - Il gobbo di Notredame

Jane - Tarzan

Jasmine - Aladin

Ariel - La sirenetta

Megara - Hercules

Merida - Ribelle

Mulan 

Pocahontan

Rapulzen


Biancaneve

Aladin

Il principe ranocchio






Principe Adam - La bella e la bestia

Hercules

Tarzan

Principe azzurro - Cenerentola

Principe Filippo - La bella addormentata

John Smith - Pocahontas

giovedì 30 luglio 2015

ABC DEL CONTEMPORANEO: MARIO AIRO'

Quando ho incontrato Mario Airò (Pavia, 1961), durante un intervento all'università, ho visto un artista profondamente radicato in un pensiero di libertà e unione. Mario pittura con la luce, lo fa con i led, con i neon, lo fa con le atmosfere che risultano ancestrali. Ho conosciuto un uomo molto gentile, attaccato ai valori del suo passato, specialmente dei valori artistici, a chi lo ha influenzato e chi lo ha spronato, e a fare lo stesso con la generazione futura. 



Il suo lavoro nasce da quello che l'artista stesso definisce "un vagabondare", inteso come l'esperienza di qualcuno che si muove e parla attraverso le cose che incontra, evitando qualsiasi tipo di chiusura intellettuale o formale.
Le sue opere nascono da un'ampia gamma di riferimenti culturali che includono la letteratura, il cinema, la storia dell'arte ed elementi appartenenti al nostro quotidiano, che l'artista compone in una rete di inedite relazioni. 


L'immagine finale è una sintesi di grande respiro, dove una certa coltivata ambiguità rende ogni lavoro un'occasione di esperienza per ogni spettatore, invitato a volgere uno sguardo verso il reale.
La sua poetica è fine, leggera, una poesia luminosa e delicata, ma che entra nell'animo delle persone.



L'artista privilegia contaminazioni formali e culturali, la musica è spesso un'importante componente delle opere. In Pulse, 2000, lampade stroboscopiche illuminano un pannello solare che produce energia sufficiente per alimentare un lettore CD. A sua volta, il ritmo della composizione sonora regola l'azione delle lampade. L'opera è costruita come un circuito nel quale le parti che lo compongono acquistano valore e potenza solo grazie alla loro interazione.  L'energia e la luce producono e, allo stesso tempo, dipendono dalla musica, scelta dall'artista da brani sperimentali che si accompagnano a testi di miti della tradizione indiana.


Mario evoca atmosfere uniche e universali, utilizzando elementi che appartengono alla più comune tecnologia, riesce a creare una spiritualità sulla base della realtà in cui viviamo. Lui crea con la luce. 




sabato 25 luglio 2015

VALERIO INCERTO


Oggi siamo qua con l'artista, musicista, videomaker, scrittore, poeta, non so in quanti modi chiamarti. Forse, più semplicemente Valerio Incerto?

Le definizioni contano poco, "artista intermediale", come ho scritto nel mio sito (http://incertissimo.wix.com/incerto ) potrebbe andare bene.


Quanto è importante nel tuo lavoro la musica? E l'immagine? E' l'equilibrio di queste due forme artistiche che ricerchi nelle tue opere?

La musica è più importante dell'immagine e mi impegna di più. Si potrebbe dire che cerco immagini per le mie musiche. Non cerco equilibri cerco disequilibri, la musica non accompagna l'immagine piuttosto fa da contrasto, persino da disturbo.


Qual'è il ruolo del "teatro" nella tua produzione artistica, mi è sembrato di percepire che il teatro sconfini in tutti i generi, è così?

Esattamente, il teatro è il linguaggio che contiene tutti i generi artistici e unisce la forza dell'arte performativa narrativa.

 


Parlaci della serie Cinetic Poetries 

Le "Cinetic Poetries" sono videopoesie elettroniche, poesie cinetiche, recitate dalla splendida voce di Gian Marco Marenghi. Quelle che preferisco sono quelle dove dalla sovrapposizione di più immagini animate si arriva ad un'astrazione che si potenzia con la musica elettronica. 


 Figlio di un poeta minore

In molte tue opere viene sottolineato il confronto con il padre, la vecchia generazione e le "speranze di un ventenne ormai disilluse", c'è qualcosa di autobiografico?

Sì, si tratta di autobiografismo, credo sia difficile sfuggirvi, e poi è un deposito sempre pronto dove attingere quando esiste un vuoto creativo...Quella dei nostri padri è una generazione(quasi tutti) che ha rinnegato gli ideali del 68 creando disillusione. In una mia poesia, "Miss Pigrizia", lo dico fin troppo esplicitamente e polemicamente: "Io che ho rifiutato l’eredità dei padri delle guerre e dell’illusione studentesca che mi lasciarono più menzogne di quante ne conteneva la loro arroganza".

L'autodidacte 

Come è avvenuto il passaggio dal teatro alla musica elettronica? E il video making?

Non è un passaggio, è un accostamento, è questo che mi interessa, non il mezzo. Il mio approccio alle arti è stato interdisciplinare: da ragazzo ascoltavo sempre la musica sfogliando i libri dei grandi pittori del novecento, forse nasce anche da quello.


 

E l'ultima domanda che faccio a tutti: Che cos'è l'arte?

Evidentemente non è solo una forma di comunicazione o di espressione. Più la pratico e la studio più mi sembra il tentativo di far fronte ad un disturbo della personalità dell'artista o semplicemente una ricerca di un proprio posto nel mondo...




MA STIAMO DIVENTANDO TANTISSIMI! - REGALO PER VOI

Ancora non ci credo di quanto siamo cresciuti ultimamente. Il feedback sui miei articoli e le mie interviste mi rende felicissima! Io in Outartlet credo tantissimo e spero vivamente che questo traspara anche a voi  E' per questo che volevo farvi un regalino. In palio due biglietti per la mostra del padiglione d'arte di Expo2015: Arts & Foods. Rituali dal 1851 


Arts Foods evento 8 aprile dettaglio

Se mi seguite saprete che ho avuto l'opportunità di collaborare per un breve periodo alla Triennale di Milano e che quindi ho seguito la nascita del padiglione da vicino. 
Ci tengo che possiate visitarla perchè è un'esperienza unica! 

Un viaggio nella storia, nella memoria e nell’arte: Arts & Foods. Rituali dal 1851 ci porta nei linguaggi dell’arte che hanno interpretato il tema del nutrimento e del convivio, azione che accomuna tutti gli esseri umani.
 
Un settore dedicato all’arte nel centro della città, che crea un’esperienza diffusa dell’Esposizione Universale: “Arts & Foods. Rituali dal 1851” è il primo padiglione di Expo Milano 2015 che apre al pubblico. Si tratta di una grande mostra a cura di Germano Celant che si svolge dal 9 aprile al 1 novembre alla Triennale di Milano e indaga i rapporti tra le arti e i diversi rituali del cibo dal 1851 ad oggi. L’esposizione si avvale del progetto di allestimento di Italo Rota con il supporto grafico di Irma Boom.

Come partecipare? E' semplice dovete essere maggiorenni, residenti in Italia, dovete mettere mi piace alla pagina facebook https://www.facebook.com/outartlet, lasciare un commento e condividere questo post. Il concorso sarà aperto per un mese da oggi fino al 25/08/2015 

Un grazie ancora e in bocca al lupo! 

martedì 21 luglio 2015

ABC DEL CONTEMPORANEO: FRANZ ACKERMANN


Irrequieto viaggiatore, Franz Ackermann alimenta la propria ricerca artistica attraverso continui viaggi indirizzati soprattutto verso le grandi città in Asia, America ed Europa. L'artista è interessato alle forme che struttrano l'organizzazione urbana, ricerando i segni e gli emblemi che formano il linguaggio pubblico nel mondo contemporaneo. Nel corso di un periodo trascorso a Hong Kong, Ackermann si dedica inizialmente a una serie di piccoli lavori su carta, da lui chiamati "mappe mentali", che continua a realizzare a ogni incontro con una nuova città.


La mappe di Ackermann non sono dissimili dalla rappresentazione di cellule nervose, dove tanti conduttori in forme di linee confluiscono verso un centro vitale. Non souvenir di viaggio, ma piuttosto personali sistemi di orientamento rispetto a una data realtà urbana e sociale, le mappe rappresentano il lato più intimo e privato dell'opera dell'artista. Assolutamente pubbliche, e talvolta anche dimensioni monumentali, sono invece le installazioni e le pitture su tela oppure a muro. Conscio della propria posizione privilegiata di viaggiatore, nella sua ricerca Ackermann ha esaminato più volte le dinamiche del turismo: dagli attacchi terroristici all'impatto spesso problematico sulle culture visitate, l'artista espone i nuovi conflitti che derivano dal continuo movimento di persone e popoli che dall'accelerazione dei trasporti e delle comunicazioni che caratterizzano il nostro tempo. 


Naherholungsgbiet (Paco pubblico), 2000, appartiene alla serie degli Helicopters (Elicotteri), olio su tela scanditi da visioni aeree di agglomerati urbani, resi come motori che irraggiano energia. La composizione, all'interno della quale sono riconoscibili varie strutture architettoniche, si stratifica su diversi piani e sempre estendibile all'infinito. I campi di colori psichedelici definiscono dettagli che, pur nella loro specificità, potrebbero appartenere a qualunque agglomerato urbano. La visione di un possibile centro dal quale si irradia l'azione è contraddetta dall'eguale rilevanza data da ogni parte dell'opera, esattamente come avviene nella contemporanea geografia delle grandi metropoli, dove nessun luogo è identificabile come unico centro e dove la periferia è continua. 


L'immagine di un vortice di energia domina invece Unsaf Groud II (Terreno non edificabile II), 2001. Quasi si trattasse di un agglomerato urbano visto a grande distanza, il nucleo che domina la composizione sembra contemporaneamente attirare a sé e liberare nello spazio i frammenti di architettura che attraversano la superficie del quadro. Esponendo l'ambigua dinamica che definisce molte megalopoli, l'opera richiama nel titolo la definizione impiegata per specificare la non idoneità di un determinato terreno a ospitare una potenziale costruzione. 




L'idea di viaggio inteso innanzitutto quale liberatoria esperienza mentale è invece esplorata in Map of the World (Mappa del mondo), 2007. L'installazione riprende l'esatta forma e le dimensioni di un piccolo capanno da giardino usato da George Bernard Shaw per scrivere in solitudine senza però allontanarsi dai confini della propria esistenza nel villaggio di Ayot St. Lawrence in Inghilterra. La struttura permetteva allo scrittore di lavorare indisturbato e di affermare, senza poter essere smentito, che si trovava altrove. Esattamente come il capannone di Shaw, l'installazione di Ackermann è montata su un perno, in modo da poter ruotare manualmente per seguire il corso del sole e offrire la visione di un panorama mutevole. 


fonte: La residenza sabauda. La collezione, Skira, 2008, Milano.

sabato 18 luglio 2015

ELVIRA PANNO: HORROR VACUI


Oggi voglio parlavi di una mostra che ho potuto visitare nei giorni scorsi: Horror Vacui, dell'artista vigevanese Elivira Panno. Classe 1987 ha studiato all'Accademia di Brera di Milano e ha esposto a Pavia, Milano e Bari.


     



Se la tela ricerca il disegno, il colore e il riempimento, Elvira Panno non delude certo le aspettative. Il titolo poi è molto azzeccato, non avrei saputo trovare di meglio, perchè l'artista deve riempire lo spazio, quasi a dare un senso claustrofobico alle forme e ai nostri pensieri. Panno ha un'ottima tecnica e grazie ad essa crea forme unite, piene, ma con un effetto chiaroscurale eccellente. 






I materiali che usa sono i più svariati, ci sono tavole interamente dipinte con la penna, altre con acrilico, o resina, insomma gli effetti non sono mai delicati, ma anzi, lucidi, forti, d'impatto. L'artista in queste opere espone se stessa, il suo mondo, i suoi turbamenti, senza mai essere superficiale o invadente. Tratti distintivi del suo lavoro sono colori sgargianti, netti ma mai piatti, anzi, imponenti e reali. Per alcuni versi, in diverse opere mi ha ricordato Fornasetti. 






Poi però ho visto le sue sculture e ho capito che ci troviamo di fronte a un passaggio. Panno obbligata al riempimento costante della tela, come se stesse compiendo un qualche rito, un gesto liberatorio, sta scegliendo altri materiali, come l'argilla. Un cambio di rotta molto positivo. L'installazione formata da piccole sculture, da piccoli volti, (in questo un altro rimando è stata la Merz), liberano il disegno e urlano alla liberazione dei sentimenti. 






Insomma, se siete nei pressi di Vigevano, non potete perdervi questa occasione.
Da Il Minotauro, fino al 23 luglio, Vigevano (PV)