sabato 7 novembre 2015

INTERVISTA A GAIA AMMIRATA - MILANO MEETS BERLIN


Dal 18 novembre 2015 inaugura allo Spazio Ex-Ansaldo di Via Tortona 54 di Milano la mostra Milano meet Berlin. L'evento è promosso dall’Associazione Intellighenzia Electronica, con il patrocinio del Goethe Institut Milan. Sarà un modo per unire culturalmente ed artisticamente queste due città europee.  Un percorso multidisciplinare che spazia dalla fotografia alla musica elettronica, passando per la videoarte e la street art, arrivando alle nuove maniere di vivere la sessualità e le politiche cittadine che hanno permesso a Berlino di diventare un vero epicentro di produzione culturale e creativa.
Fulcro della manifestazione, che durerà fino al 29 novembre, è la mostra Selbst, nella quale il fotografo berlinese Sven Marquardt, famoso per le sue fotografie pre e post Muro, presenterà una serie inedita di maxi stampe in bianco e nero. Ad affiancarlo sarà il celebre artista Viron Erol Vert con un'installazione che rifletterà sull'identità e sul multiculturalismo di Berlino.
Curatrice della mostra è Gaia Ammirata, giovane art director che dopo la collaborazione per “Gregorio Botta. Un'altra ultima cena” in Triennale, torna a Milano portandosi dietro il clima Berlinese che ha vissuto negli ultimi anni. Outartlet l'ha intervistata per voi.


Ciao Gaia, prima di tutto vuoi parlarci un po dell'evento Milano meets Berlin?

Ciao Alessia, grazie per l'intervista. L’evento Milano meets Berlin nasce come un percorso multidisciplinare e interculturale, ideato per  portare esperienze diverse e proprie della capitale tedesca a Milano. Tornata in Italia, dopo aver vissuto un anno e mezzo a Berlino, mi sono chiesta quali aspetti della mia esperienza all’estero avrebbero potuto coinvolgere i miei concittadini e così, in collaborazione con l’Associazione culturale Intellighenzia Electronica e sotto il patrocinio del Goethe Institut, abbiamo realizzato un contenitore che spazia dalla fotografia alla street art, dalla musica elettronica alle performance.



Da dove nasce l'idea della mostra Selbst? Come è stato concepito il progetto sotto la tua curatela?

Il concept di Selbst nasce in diretta collaborazione con gli artisti, Sven Marquardt e Viron Erol Vert: all’interno della cornice del Milano meets Berlin, che mostra diversi aspetti di Berlino ai milanesi, i due artisti propongono la loro personale riflessione su quelle che sono le identità berlinesi. Mentre Sven Marquardt, con i suoi ritratti in bianco e nero, ci presenta una selezione di identità concrete, prelevate dalla vita reale della Berlino dell’Est e dalla propria quotidianità, Viron Erol Vert espone un'installazione audiovisiva con tre arazzi, unendo la tradizione orientale quanto occidentale dei tappeti d’artista con le sue origini multiculturali (altrettanto orientali, quanto occidentali) e la costante ricerca del sé, artistico e individuale, nei nostri tempi.



Sia Sven Marquardt che Viron Erol Vert sono personaggi con un carattere molto definito e forte, da dove deriva la scelta di incentrare una mostra su questi due artisti?

Sven Marquardt e Viron Erol Vert sono sì due figure forti e diverse, ma sono anche due amici, colleghi e collaboratori, conosciutisi nell’ambito della nightlife berlinese e che spesso fanno incontrare i loro lavori in mostre collettive, a Berlino e all’estero. Sono due punti di vista differenti, ma allo stesso modo autorevoli, sulla realtà berlinese: la fotografia di Sven Marquardt racconta da quasi un trentennio le subculture pre e post Muro, mentre l’installazione in mostra di Viron Erol Vert, appartenente alla serie sul ciclo Abramitico, cui l’artista si dedica da alcuni anni, esprime la sua passione per il lavoro artigianale che unisca tecniche tradizionali a nuovi media e materiali diversi, quanto la necessità di attingere alla memoria collettiva, nascondendo archetipi ed immaginari mistici dietro l’astrattezza del pattern geometrico, che nel caso degli arazzi ci riporta al mito del tappeto volante, leggendariamente posseduto dal Re Salomone.


Per la prima volta vedremo a Milano le Opere di Sven Marquardt, cosa dobbiamo aspettarci?

Le fotografie di Sven Marquardt sono state esposte per la prima volta a Berlino negli anni Ottanta e quindi i suoi scatti hanno affrontato le diverse realtà sociali, culturali e politiche della capitale tedesca, ma hanno sempre mantenuto un’impronta autoriale forte e stabile. Fedele alla forma del ritratto e fautore del bianco e nero, ama creare contrasti tra i corpi dei suoi soggetti e la luce naturale che li colpisce, cosicché dietro composizioni estremamente bilanciate emerga una forte tensione emotiva. I suoi lavori possono ricordare un certo romanticismo nero, con un’impronta di simbolismo e decadentismo ed infatti lo definirei più un artista del dionisiaco che dell’apollineo. La selezione di maxi stampe per la mostra Selbst è volutamente calibrata in relazione alla concretezza del reale, estrapolando individualità e narrazioni scelte per raccontare le declinazioni identitarie della propria città.  


Quanto è importante la musica durante il percorso espositivo?

Le sonorità dell’installazione di Viron Erol Vert sono pensate per accompagnare il visitatore durante l’intero percorso nello spazio espositivo. Si tratta della voce dell’artista stesso che pronuncia le lettere dei 7 diversi alfabeti che costituiscono le sue origini e la sua formazione, ovvero greco, turco, arabo, ebraico, italiano, tedesco ed inglese. Il corpus dell’artista, pur spaziando da illustrazioni e collage ad installazioni di grandi dimensioni, mantiene quale caposaldo la presa di coscienza della crisi identitaria della contemporaneità. La volontà di associare gli alfabeti alla sua installazione con arazzi che mitologicamente riprendono la figura di Abramo, patriarca delle culture discendenti dai tre monoteismi, configura la parola non più come babelico divisore di culture, ma come imprescindibile strumento di indagine e comunicazione dell’identità e del sé.



Vista la tua conoscenza, sia del clima artistico Milanese che di quello Berlinese, sapresti dirci un'aspetto positivo di Berlino che introdurresti a Milano e viceversa?

Dopo il 9 Novembre 1989, Berlino è diventata ed è tuttora uno dei centri creativi più vivaci ed attivi d’Europa. Probabilmente, una delle cose che mi ha sempre affascinato di più è l’osmosi culturale che si viene a creare tra chi decide di immergersi in quella realtà, le potenzialità sinergiche dei luoghi e la volontà di partecipazione e condivisione dei suoi abitanti. La città di Milano ha ancora molto da imparare da capitali europee e mondiali della cultura quali Berlino in termini di agevolazione dell’attività giovanile, facilitazione nello sviluppo di contenitori e contenuti creativi e consapevolezza della cultura quale elemento trainante delle realtà postmoderne.



Ci sarà forse un Berlin meets Milan in futuro?


Milano meets nasce per diventare un format, uno strumento che dia spazio a progetti interculturali e multidisciplinari che uniscano altre realtà metropolitane alla nostra. Un Berlin meets Milan potrebbe sicuramente essere un’occasione di confronto interessante, ma con la conclusione di questa prima edizione i miei collaboratori di Intellighenzia Electronica ed io proveremo a dedicarci alla realizzazione di uno scambio con un’altra cultura, magari più lontana dalla nostra di quella berlinese. La mia ambizione sarebbe riuscire a portare un po’ di Giappone a Milano.



 Io ti ringrazio per l'intervista e la tua disponibilità. Non resta altro che andare a visitare Milano meet Berlin. 

Vi aspetto tutti, grazie a te


INFO: inaugurazione Mercoledì 18 Novembre ore 17.00 dal 18 al 29 Novembre aperta sempre orari: dalle 12.00 alle 24.00 (tranne 21 e 28 Novembre che chiuderà alle h.20.00) ticket: ingresso ridotto 5€ - intero 8€


PROGRAMMA:

LA FOTOGRAFIA DI SVEN MARQUARDT Freelance dai primi anni 80, è icona della scena artistica underground berlinese prima e dopo il muro. I suoi lavori, con un ossessivo quanto elegante bianco e nero, documentano la realtà umana tramite la forma elettiva del ritratto. Perfettamente calato nella propria epoca, quanto ancorato ad un simbolismo senza tempo, è per la prima volta a Milano con una selezione inedita di maxi stampe. Spazio Ex-Ansaldo, via Tortona 54, 18-29 novembre.

L'INSTALLAZIONE DI VIRON EROL VERT Visual artist, designer, autore di installazioni e protagonista di diverse monografiche a Berlino e all'estero, propone un lavoro audiovisivo dalla serie sul ciclo Abramitico. Per la prima volta in Italia nella mostra Selbst, torna a dialogare dopo otto anni con la proposta fotografica di Marquardt e riflette in modo complementare sui concetti di identità e multiculturalismo ai nostri tempi. Spazio Ex-Ansaldo, via Tortona 54, 18-29 novembre.

TACHELES:
IL RACCONTO DI STEFAN SCHILLING Indagine sugli spazi nella Kunsthaus Tacheles, poliedrico e vivace laboratorio dell’arte contemporanea berlinese, che dal 1990 al 2012 ha promosso il confronto e la sperimentazione artistica. Una ricca documentazione dei novemila metri quadrati di esposizioni, mostre, cineforum e laboratori, per la prima volta in Italia. Casa del Popolo Elettronico, Viale Tibaldi 21, 14-28 novembre – ingresso libero ARM ABER SEXY: POVERA MA SEXY Discussione e confronto sulle politiche culturali berlinesi e milanesi; approfondimento sui temi legati alla nightlife e alla gestione dei grandi eventi cittadini. presenzieranno rappresentanti della politica italiana e tedesca, operatori culturali e imprenditori dello spettacolo Spazio Ex-Ansaldo, via Tortona 54, martedì 24 novembre ore 18.30 BERLINO E I SUOI MURI Tre artisti berlinesi della Be52, interpretano le realtà culturali e musicali metropolitane attraverso le esperienze della città che ha trasformato anche la propria memoria storica in street art. Un progetto site specific sui muri dell’ex-acciaieria Ansaldo. Spazio Ex-Ansaldo, via Tortona 54, a partire dal 18 novembre NUOVE

MANIERE DI VIVERE LA SESSUALITA' Un viaggio negli ambienti underground dell'eros berlinese: dalla gay community alle grandi fiere del sesso. Educazione, workshop, performance, gadgets e serate a tema Spazio Ex-Ansaldo, via Tortona 54, Sabato 21 novembre dalle 22.00

CLUBBING: PASSATO, PRESENTE E FUTURO serate in collaborazione con i principali club della scena delle due città. Gli ospiti internazionali coinvolti performeranno insieme agli artisti milanesi, andando così a creare un mix di sonorità inedite

ALEXANDERPLATZ: STREET FOOD & MARKET Per due domeniche l'Ansaldo si trasforma in una delle piazze più famose di Berlino: prodotti tipici, street food, musica, artigianato giovane dalle due città e attività per bambini. Ingresso gratuito per tutti Spazio Ex-Ansaldo, via Tortona 54, domenica 22 e domenica 29 novembre dalle 12 alle 24

giovedì 5 novembre 2015

ARTISSIMA. COSA VEDERE QUESTO WEEK END A TORINO



Come ogni anno a Torino arriva Artissima e per una settimana la città si trasforma nel fulcro internazionale del mercato dell'arte contemporanea. 

Cosa dobbiamo aspettarci?

Prima di tutto, quest'anno più che mai sembra essere predominante un doppio filone venutasi a creare tra la fiera ufficiale e gli eventi correlati, come Paratissima, The Others e Flashback.


Cosa vedere?

Da quattro anni la direzione è affidata a Sarah Cosulich Canarruto, e la location è l'Oval in zona lingotto, insomma 20mila mq di esposizione. 
Oltre alla Cannaruto altri personaggi di spicco, nel comitato di selezione, come Guido Costa della Guido Costa Projects di Torino e Isabella Bortolozzi della galleria Isabella Bortolozzi Galerie, Paola Capata di Monitor e Jocelyn Woldd di Parigi.
Sono state selezionate 207 gallerie provenienti da 35 paesi, Il 67% sono straniere con un alto tasso di presenze dai Paesi Arabi, Israele e Berlino.


Artissima sarà suddivisa in sezioni:
- Main Section: all'interno le gallerie più famose e consolidate
- New Entries: come evince già il nome è dedicata alle gallerie giovani, quelle attive d meno di cinque anni e per la prima volta a Torino.
-Presenti Future: da vedere venti mostre personali di artisti emergenti 
-Back to the Future: venticinque booth incentrati sul decennio 1975-85.


Manca One Torino, che lascia spazio ad eventi fuori fiera, rimangono invece le performance di Perm4m, con 12 azioni dal vivo. 
Novità dell'anno è però In Mostra, un percorso espositivo a cura di Stefano Collicelli Cagol che sarà interamente dedicato alle opere del panorama artistico torinese.





Oltre a questi non dimenticatevi di andare a vedere Paratissima, The Others e Flashblack. E buon Week end. 



martedì 3 novembre 2015

INTERVISTA A FIDIA FALASCHETTI



Fidia Falaschetti è un artista che non ha bisogno di presentazioni. Poliedrico, eccentrico, intelligente e dal carattere ironico è uno degli artisti più interessanti del panorama italiano ma soprattutto internazionale. Famoso per le sue icone pop di una nuova generazione 2.0 non ha nulla da invidiare ad artisti come Banksy, Koons o Hirst. 
Outartlet l'ha intervistato per voi.

1) Quando hai capito che volevi fare l’artista?

Con un nome di battesimo come il mio, hai poche scelte! Cresciuto in una famiglia di artisti, per tutta l'infanzia ho creduto fossi io il "Fidia" autore dei fregi del Partenone, poi congedatomi dalla responsabilità di avere più di duemila anni, mi sono messo all'opera osservando ciò che mi circondava. Varcata la soglia dei 30, dopo un lungo percorso come visual designer in generis, ho capito che l’unico modo che avevo per filtrare al meglio l’assurda società’ che stava esplodendo, era dedicare la mia vita all'arte contemporanea: da allora cambio i filtri con regolarità semestrale! 





2) Com'è cambiato il tuo lavoro dopo il viaggio negli USA, mi è sembrato di capire che si è trattato di una svolta?

L’impatto con gli Stati Uniti e’ sempre significativo. Facciamo parte di una generazione nata e cresciuta con immaginario collettivo partorito oltreoceano, dunque mettere piede negli States e’ una sorta di deja vù. E poi, l’America è il luogo delle contraddizioni e dei contrasti: quotidianamente sono spettatore di vicende surreali ma decisamente interessanti per la mia ricerca artistica. Dopotutto, ditemi un luogo al mondo dove la follia della società (nel bene e nel male) si manifesta meglio che negli Stati Uniti? Va detto senza dubbio che è un paese nel quale la tanto ambita meritocrazia ha un valore concreto: se hai del talento e del coraggio, ci sarà qualcuno che saprà sostenerlo; parimenti, devi lottare per poter mantener viva la fiducia che ti viene affidata.
Mi tirerò addosso l’antipatia di molti, ma purtroppo in Italia non sembriamo in grado di esaltare le capacità artistiche ed intellettuali delle nuove generazioni, e per questo l’emigrazione culturale sta accelerando vertiginosamente. Sono fiero del paese che mi ha dato i natali, e grato alle opportunità che gli Stati Uniti mi stanno offrendo. Per sorte o per sfortuna, per dar voce alla mia ricerca artistica, devo vestire i panni di ambasciatore del bel paese, piuttosto che di entusiasta residente. Grazie al cielo, parlare inglese pensando italiano è ancora un valore aggiunto nella realtà artistica internazionale.




3) Quanto i nuovi mezzi di comunicazione: social web (facebook, twitter, ecc) influenzano il tuo lavoro?

Direi….drammaticamente. Oltre alle evidenti citazioni nel progetto Social Security Cameras, ed anche nelle lavagne AN-ALFABETO, o l’arazzo I LIE, i social media mi danno la possibilità di misurare le necessità della collettività, di leggere il mondo di oggi attraverso gli occhi della gente comune (oserei dire che potrebbe essere lo stesso utilizzo che ne fanno le multinazionali!...ops). Come evidente, la mia ricerca artistica si basa sulle stonature sociali della contemporaneità, e i social network sono il perfetto termometro di ciò che accade tra la gente! Le chiacchiere di paese non esistono più’: l’abbattimento dei confini mediatici le ha trasformate in illimitato pettegolezzo di massa, con il tragico risultato che oggi chi padroneggia l’indicizzazione dei social diventa il nuovo profeta del millennio attraverso un click e un Q.I. lievemente sopra gli 80. Fare l’update quotidiano dei social mi aiuta a mantenere quel giusto equilibrio basico di fastidio e motivazione, indispensabile per porre le basi dei miei lavori.




 4) Durante un'intervista a Andy Warhol un giornalista gli chiese perchè era arte la Brillo Box e cosa significasse, Andy risposte che una volta la gente faceva la fila per andare in chiesa, oggi la gente lo fa per andare nei supermercati. L'arte è quello che la gente vuole. Questa frase mi ha fatto pensare molto al tuo stile e ai tuoi lavori, forse oggi non siamo più nel Pop, e nemmeno nel Op-pop. E' una nuova soglia, una nuova corrente che supera anche Koons...per te qual'è attualmente la "chiesa", quella a cui si riferiva Warhol? 

Warhol la sapeva lunga. La differenza sta che prima si stava in fila per andare al supermercato, oggi si e’ in fila davanti a tablet o smartphone, in mezzo alla moltitudine e in totale solitudine, in attesa che arrivino i nostri 5 minuti di gloria, fatti di qualche like in più’, un tag azzeccato, un hashtag che produce followers, o un tweet condiviso dalla massa. La nuova chiesa e' ogni giorno sul palmo delle nostre mani, a banda larga... e a muovere i fili, dall'altra parte, sono sempre le stesse persone che in seno alla cosiddetta EVOLUZIONE…si sono fatti più’ furbi.







5) Quanto è stato importante l'ambiente, la "scoperta" della street art nel tuo lavoro?

Se per street art ti riferisci al mio periodo come writer, ti direi moltissimo. Se ti riferisci a grandi personaggi della Street art con cui sono cresciuto come Dave Kinsey (oggi carissimo amico), Obey, Space invadres and co., altrettanto, moltissimo. Per quel che riguarda me, con ogni probabilità non sono mai stato  ne tanto meno sono uno street artist nel modo più’ convenzionale del termine. La mia arte nasce dalla strada, e della stessa parla: se è questa l’accezione di cui si parla, che street art sia!



6) Vendendo i tuoi lavori, li ho definiti delle icone contemporanee, ti trovi d’accordo?

Sai che a me il termine icona, ha sempre fatto sempre venire in mente le madonne, i cristi, i santi e tutti gli angeli del firmamento? Ora, se per icone intendiamo nuovi esempi da seguire per la purificazione della nostra essenza umana, penso che i miei buffi personaCCi possano far emergere qualche motivazione utile per cominciare, positivamente, a venir fuori dal baratro nel quale stiamo cadendo. Se non altro, questo mi propongo di fare attraverso il mio lavoro.


  

7) Hai dei progetti futuri di cui vuoi parlarci?

Wow, non saprei dove cominciare. Diciamo che il Freaky mouse è cresciuto, e verrà presentato a dicembre a Miami durante Art Basel, presso lo stand della Fabien Castanier Gallery ad Art Context, versione Marmo di oltre un metro, e versione in resina cromata di oltre due metri. La famiglia dei Freaky si e’ allargata con l’arrivo del Donald Fuck e ora anche della cara Meanie Mouse, ed altre new entry che presenterò’ sempre a Miami anche con la Fifty 24 MX gallery ad Art Scope. 
Per il 2016 ci saranno 3 personali in arrivo tra Colombia, Los angeles e Messico, e nuovissimi progetti che ovviamente non posso svelare così presto.








8) L'ultima domanda, la faccio sempre a tutti a fine intervista: che cos'è l'arte? 

E’ una forza indomabile che ti mette spalle al muro e non ti lascia scelta. E’ un esigenza. Per me è la più straordinaria tragedia che potesse mai accadermi!